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Ep.08 - Alexander Langer

Ho creduto. Sempre.
Sono nato in una famiglia laica, ma ho sentito sin da subito la forza della fede.
Mi immaginavo dentro il corpo della chiesa cattolica, ma la mia famiglia non era d’accordo. Ciò nonostante o forse proprio grazie a questo, ho portato la mia spinta religiosa dentro il mondo che poi sarebbe stato il mio: la politica.

Nulla è più religioso della relazione, della comunione fra soggetti e persone e tra le loro differenze: dialogo, dialogo e ancora dialogo.

Dalla prima rivista realizzata tra noi amici appena maggiorenni, che univa italiano, tedesco e ladino, fino alla mia elezione al parlamento europeo.
Avevo incontrato don Milani all’università e fu un incontro che non poteva non segnarmi. Nelle mie indagini, quando mi trovo di fronte ad un conflitto di natura etnica, mi metto per prima cosa a vedere se esiste qualche gruppo che riesca a riunire al proprio interno persone dell'uno e dell'altro schieramento [...] L'esperienza di un gruppo interetnico, o se volete del gruppo pilota che accetta di sperimentare su di sé le possibilità e i limiti, i problemi della onvivenza
interetnica, per me rimane una cosa assolutamente determinante.

Così mi sono infatti approcciato alla militanza politica, con in mente un bene più alto: il bene comune. Lotta continua, i Verdi, la Nuova Sinistra. Insieme al tentativo di comunione tra etnie, arrivava la cura per l’ambiente, per il mondo nella sua verità. Contro il capitalismo, contro lo sfruttamento, contro una società dove tutto è diventato merce, e dove chi ha soldi può comperare e stare meglio, occorre la riabilitazione del «gratuito», di ciò che si può usare ma non comperare, come principio sacro e umano allo stesso tempo.
Può bastare anche poco: spazi per sedersi senza dover consumare, accesso alla natura, al mare, al verde, senza dover pagare un biglietto, una fontana pubblica con l’acqua buona alla portata di tutti, biciclette del Comune che si possono prendere in prestito e restituire, un mercatino di scambio dell’usato…
Talmente era la mia fiducia nel piantare l’alternativa dentro questo sistema disumano, piantare carità e comunione, che ho immaginato una fiera delle utopie per mostrare al mondo che le alternative esistono già.

Proprio allora arrivò la guerra che incendiò l’Ex Jugoslavia.
Non potevo crederci e non potevo stare con le mani in mano.
Proposi per primo nel 1994 al Parlamento Europeo l'idea di costituire un Corpo Civile di Pace Europeo per gestire, trasformare, prevenire i conflitti senza l'uso della violenza o delle armi. 
Noto con orrore dal vostro odierno, che non abbiamo imparato niente….
Ho lottato e creduto. Sempre. Eppure le contraddizioni di questo nostro viaggio sulla terra, si erano fatte insormontabili.

Così, a Pian dei Giullari, il 3 luglio 1995 me ne andai lasciando un biglietto.
I pesi mi sono diventati davvero insostenibili, non ce la faccio più. Vi prego di perdonarmi tutti anche per questa dipartita. Un grazie a coloro che mi hanno aiutato ad andare avanti. Non rimane da parte mia alcuna amarezza nei confronti di coloro che hanno aggravato i miei problemi. "Venite a me, voi che siete stanchi ed oberati". Anche nell'accettare questo invito mi manca la forza. Così me ne vado più disperato che mai. Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto.

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In collaborazione con l'associazione culturale AnimaFemina