Ep.03 - Parola di Ptah
C’era una volta - tanto tanto tempo fa - un pezzetto di terra che se ne stava in un luogo davvero speciale: quello in cui il grande fiume Nilo diventa ancora oggi un ventaglio e s’apre verso il mare Mediterraneo. Un mare antico e pieno zeppo di storie già allora.
Per questa ragione la città che vi nacque venne chiamata “Bilancia delle due terre”, ossia Menfi. Era bellissima: brulicava di tante lingue e mille popoli diversi qui si incontravano per scambiarsi stoffe, pietre, pergamene e saperi. Era la città più bella e importante d’Egitto, tanto da dare il nome proprio all’intero paese: Hut-Ka-Ptah era il palazzo dello spirito di Ptah custodito nel cuore di Menfi. Un tempio molto famoso, come il suo dio.
Chi era Ptah?
Era un dio creatore nato col nascere del mondo. Figlio di Nefertum dal fiore di loto sul capo e sposo della dea leonessa Sekhmet. Aveva le sembianze di un uomo con un lungo mantello da cui le mani uscivano stringendo uno scettro che aveva tre simboli: was, djet e ankh. Questi erano tre simboli chiave per gli antichi egizi e comunicavano tre valori fondamentali per la loro società: il potere regale, la stabilità e la vita che si rigenera.
Ptah indossava una bizzarra barba finta e in testa aveva una specie di cappello.
Insomma, non sembrava nemmeno un dio, per quanto appariva buffo!
Eppure, lui era il dio che aveva creato tutte le cose e lo aveva fatto attraverso il suo immenso potere: il potere della parola.
Tutto ciò che il dio pronunciava, prendeva vita, si creava e cominciava ad essere. Ma come riusciva a farlo?
«È la lingua che ripete ciò che ha pensato il cuore» era il suo motto.
Sì perché gli egizi ritenevano fosse il cuore la sede del pensiero, oltre ai sentimenti e alle emozioni. Il cuore era la radice del potere creatore e tutte le cose dimoravano in lui, prima di apparire nella realtà. Per questo stesso motivo dicevano i saggi, il cuore si trovava al centro del corpo degli uomini.
«Così nacquero tutti dei. Ogni parola del dio si manifestò secondo ciò che il cuore aveva pensato e che la lingua aveva ordinato... Così è stato creato ogni lavoro e ogni arte, l’attività delle mani, il camminare dei piedi, il moto di tutte le membra, secondo il Comando pensato dal cuore ed espresso dalla lingua».
Ptah era un dio attento e preciso e sapeva che la creazione del mondo non avrebbe mai avuto fine e doveva dispiegarsi nei suoi aspetti più particolari. Le case, le strade, le cose di ogni giorno erano importanti tanto quanto gli astri!
Per questo egli creò gli architetti, gli scultori, i pittori, gli artigiani sui quali ancora oggi egli esercita la sua protezione divina.
«Colui che forgia» o «il modellatore» - questo il significato del suo nome - continuava la sua opera attraverso ogni uomo che lavorasse alla creazione di qualcosa. E ricordava alla sua gente quanto potente fosse il cuore, ma soprattutto quale magia si nascondesse dietro la parola che era quindi sacra e preziosa.
Come si poteva sprecarla?