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Ep.01 - C'era una volta una maga

C’era una volta un popolo che abitava la fredde lande del nord, dove l’inverno si copre di un manto di neve spesso e la notte dura alcuni mesi. Però non è una vera e propria notte.

Il sole rimane pigramente appoggiato alla linea dell’orizzonte senza alzarsi mai del tutto. Sembra di vivere dentro una lunga alba! (Pausa) In questa terra - oggi ghiacciata - un tempo faceva più caldo e tanto era il verde che tingeva pascoli e boschi. Qui, viveva l’antico popolo degli “uomini del nord”: i norreni.

Alti, forti, dagli occhi azzurri. Le donne combattevano al fianco degli uomini ed erano loro pari. Coltivavano la terra, pascolavano le greggi, ma soprattutto amavano partire alla scoperta di luoghi nuovi. Sembravano rudi e selvaggi, invece avevano molta cura di sé…tanto da dedicare un intero giorno della settimana alla pulizia!  

In uno dei villaggi viveva una donna dai poteri speciali: una maga, nella loro lingua detta “volva”. In certi momenti i suoi occhi si chiudevano, quasi come s’addormentasse all’improvviso. Ma era sveglissima: una magia le apriva una “vista interiore” trasportandola avanti e indietro nel tempo, permettendola di parlare con gli dei. Odino, Freya, Loki… Gli dei norreni erano un po’ strambi: litigavano, festeggiavano, si trasformavano. Amavano gli abitanti della terra - che loro chiamavano “Midgard” - più di qualsiasi cosa.

Quel giorno la maga chiese a tutto il villaggio di riunirsi davanti alla sua casa di legno. Uscii con il capo pieno di conchiglie e pendagli che le coprivano gli occhi, si sedette e cominciò a cantare una canzone in versi che raccontava il grande viaggio in cui aveva visto nascere il mondo. Odino - il re di tutti gli dei - le aveva parlato.

C’era una volta - iniziò - il niente. Al principio nacquero i giganti. Grazie a loro gli dei Asi arrivati dall’est, ebbero da mangiare. Si unirono poi ai Vani, che vivevano in quei luoghi da sempre. C’era un frassino al centro del cosmo, Yggdrasill si chiamava e reggeva nove mondi. A quel tempo non esisteva il mare, non la spiaggia, né il cielo. Furono i tre figli di Burr e Bestla - a sua volta figlia di uno dei giganti primordiali - a fondare il mondo come lo conosciamo oggi. Odino, Vili e Vei trassero su le terre forgiando Midgard - la terra di mezzo - per gli esseri umani. Diedero la luce al sole, fecero germogliare il porro. Diedero ordine alle fasi della luna, e cosa importante: diedero un nome ad ogni cosa. Crearono una bellissima corte e lì, nelle pause, si ritrovavano per giocare a scacchi. Dopo il cosmo, venne la volta degli umani, dei nani e delle signore del destino. Queste ultime vivevano sotto il grande frassino con il compito di decidere della vita delle creature incidendo le rune - un misterioso alfabeto magico - sopra un tavolo. Tutto procedeva. Gli dei erano ricchi e contenti, fino a quando una strana figura di donna il cui nome significava “la febbre dell’oro”, cominciò a fare dispetti e insinuare dubbi, diffondendo maldicenze a corte. Stanchi delle sue malefatte, gli Asi la condannarono a morte pur essendo una lontana parente dei Vani. Così, a causa di Gullveig la dispettosa, iniziò la guerra tra gli dei. A causa del loro potere il conflitto causò enormi disastri e tutto il cosmo fu messo a ferro e fuoco. Erano così arrabbiati che ne fecero due, di guerre. Alla fine, stanchi e sazi di tanto caos, scelsero di fare la pace stipulando un patto: le loro famiglie si sarebbero unite per governare più saggiamente. Così il mondo tornò a vivere. Anche gli uomini da loro creati avrebbero vissuto l’alternarsi di pace e guerra molte volte durante la loro vita.

La maga fece una lunga pausa. Dopo alcuni istanti continuò annunciando di aver visto anche il futuro e che distruzione, caos e fiamme sarebbero tornati nuovamente. Persino il sole si sarebbe eclissato, ingoiato da un gigante lupo. Ed un serpente sarebbe emerso dagli oceani a percuotere la terra intera con la sua coda. Gli antichi dei sarebbero morti in questa guerra della luce contro l’ombra, giunta a cambiare ogni cosa. La volva si commosse. Poi riprese, descrivendo immagini di furore e cataclismi. Tutti erano sconvolti e piansero, abbracciandosi.

Scese il silenzio. (Pausa) La volva aprii gli occhi e li guardò tutti, uno ad uno. Disse loro di incidere nella memoria tutto quello che aveva cantato e - chi sapeva farlo - avrebbe dovuto scrivere per tramandarlo alle generazioni future. Così avrebbero compreso cosa si apprestavano a vivere, senza annegare nella paura. “Ricordatevi che dopo la notte, persino la più lunga, segue il mattino con il risplendere del sole. La vita rinasce dopo la morte, anche la più tremenda. Così è stato da sempre e così sarà. Notte e giorno, buio e luce, morte e vita”. Così, il prezioso canto fu scritto in un libro dato per perso durante molti secoli. Fortunatamente fu ritrovato ed ancora ci parla tra le altre cose, della visione “Voluspa” della maga Volva. Edda è il suo nome.

AnimaFemina
Frida Neri